Cerchio di Etain

Crescita e sostegno per il mondo adulto

La struttura del cerchio, nei piccoli e nei grandi gruppi di incontro e di confronto, garantisce una delle necessità più importanti per la collettività e per il soggetto: quella di potersi ritrovare accanto all’Altro in una posizione di confronto nella quale siano ridotte al minimo chi effetti di quelle relazioni nelle quali ci si ritrova un po’ a disagio. Nel Cerchio non ci sono posizioni di leadership ben definite, non c’è un punto dal quale si parte e al quale si tende, ci si può guardare negli occhi, si possono esporre bisogni e parole secondo la propria libertà ed il proprio desiderio.
Ecco, l’area del lavoro soggettivo e di crescita nella relazione prende proprio la “forma” del Cerchio e la si dedica a mito e alla narrazione attraverso l’immagine di un personaggio della mitologia irlandese caro per la sua passionalità, per la dedizione alla Bellezza e alla ricerca dell’Amore, un Amore da intendersi nelle sue svariate forme, non per ultimo quello dedicato alla Vita stessa. Passione, Bellezza e Amore… ecco, in sintesi, i motivi ispiratori di questo progetto di relazione e scoperta introspettiva. Il “Cerchio di Etain”, di fatto, coordina nello spazio della narrazione e della condivisione, tutte quelle discipline ed argomentazioni che mettono al Centro l’Uomo e i suoi desideri, la Società che ha costituito e il Sapere che le argomenta.
Nel suo spazio si ritrovano, dunque, tutte quelle aree del sapere scientifico, artistico, filosofico e culturale che mirano al Ben-Essere individuale e Sociale. Il filo rosso lo tesse proprio il Bisogno di ritrovarSi e ritrovare uno spazio che risponda ai desideri e alle esigenze soggettive nel tentativo di definire progetti di crescita e di espressione nei quali ciascun soggetto definisca se stesso e i suoi desideri. Esso risponde alle necessita di superamento di momenti di difficoltà o a quello di riqualificare le proprie priorità in nome di un recupero profondo di sé.

E’ ascoltando le necessità di chi sente di avere bisogno di un confronto che il Centro predispone le sue risorse nella possibilità di luoghi di lavoro personale individuale o di piccolo gruppo.

Il Cerchio dispone di psicologi e di psicoterapeuti che, seguendo l’orientamento della psicodinamica e della psicoanalisi, si propongono di costruire luoghi di confronto miranti a rielaborare eventuali questioni causa di disagio, difficoltà o situazioni di sofferenza legati a se stessi, alla propria famiglia o ai propri contesti di vita. I setting rispondono alle esigenze individuali e si arricchiscono, comunque, della possibilità di partecipare (insieme o esclusivamente) a piccoli gruppi di lavoro nei quali il confronto viene mediato da esperienze di parola e di condivisione con l’Altro. Ad essi si accede se il soggetto riporta disagi legati alla salute ma che orientano la questione all’aspetto psicologico oltre che medico, basti pensare a situazioni d’ansia o di stress anche cronici, stati umorali difficilmente gestibili, questioni nella relazione con gli altri, comportamenti subiti o attuati che disturbano il proprio adattamento alla vita, disagi affettivi o difficoltà lavorative, difficoltà nella relazione con il proprio corpo (che piace poco o non piace assolutamente) o con il cibo, diverse forme di dipendenze e alterazioni psicosomatiche. Insomma… un sostegno individuale spesso apre porte a dinamiche di risoluzione spesso inaccessibili senza il primo essenziale passo che ci restituisce al bisogno di chiedere aiuto specialistico.
La pedagogia clinica diventa uno spazio di lavoro individuale nel quale la persona può ritrovare luoghi rassicuranti nel quale lasciare emergere quei piccoli contesti di difficoltà elaborabili ritrovando risorse e doti individuali spesso nascoste. Tecniche creative, approcci espressivi e dinamiche corporee si integrano costruttivamente in progetti individuali nei quali la persona ritrova quelle occasioni di domanda che spesso permettono l’uscita da momenti di difficoltà che segnano nuovi bisogni e tempi di ascolto che spesso non ci concediamo! Il Centro propone, dunque, in risposta ad esigenze soggettive, setting di incontro mediati da dinamiche pedagogiche precise che lavorano sulla necessità di lasciar “emergere” dal soggetto ciò che risiede in se stesso. “Educare”, in fondo, altro non è che restituirsi un tempo per lasciar venire fuori da ciascun soggetto che lo caratterizza come persona e come membro di una comunità che è la società che si abita. L’ambito pedagogico clinico interviene nel sostegno a tutte quelle questioni che abbisognano di ritrovare focus precisi di osservazione che restituiscono priorità alla persona e alla sua globalità.
All’interno delle proposte di confronto e di crescita psicologica e pedagogica, il Centro ExDucere propone modalità di lavoro che mettono insieme una serie di esigenze soggettive, alcune volte veramente importanti, ma che spesso non vengono ascoltate per via di stili di vita magari velocizzati o inadeguati. Ecco che i gruppi di crescita e il progetto titolato “I Labirinti Interiori” integrano queste necessità costruendo luoghi di lavoro con piccoli gruppi di persone motivati alla scoperta del proprio originalissimo modo di essere. I “Gruppi di Crescita” sono spazi settimanali di confronto dedicati ad affrontare tematiche specifiche che possono spaziare sulla base di esigenze di piccolo gruppo o dedicati al confronto periodico su quanto accade nelle nostre storie e che non possono (e non vogliono) cadere inascoltate. Le metodologie che vengono adoperate nella messa a confronto tengono conto di tecniche espressive che utilizzano il corpo, il colore, la musica e tutti quegli stimoli che vengono dall’arte e dalla creatività in generale. Si strutturano “Gruppi di Crescita Genitoriali”, ancora “Gruppi di Crescita Adolescenziali” e Gruppi di Crescita Aperti”. Il progetto chiamato “I Labirinti Interiori” segue un indirizzo che punta al proponimento di stimoli, anch’essi creativi ed artistici, miranti a lavorare tematiche che appartengono ai ritmi e ai tempi della vita. I mezzi adoperati sono la metafora e la mitologia. Già il nome – “labirinto” – restituisce un’immagine metaforica antica e mitologica al tema dell’esistenza. Figurata come un labirinto, la Vita si snoda senza troppe certezze, alcuna chiarezza e nessun percorso predefinito da tracciare. Ci restituisce, la Vita, a tutta una serie di dinamiche in cui ciascuno deve fare i conti con l’enigma, con l’errore, con una strada assolutamente sconosciuta ma che tutti siamo “costretti” ad attraversare. Questa strada si chiama, appunto, “Esistenza” e contiene innumerevoli bivi, ahimè senza indicazioni. Che facciamo? Il laboratorio, seguendo l’indirizzo mitologico e narrativo, cerca di introdurre alcuni snodi essenziali all’interno di questo processo enigmatico per trasformarli in grandi occasioni di confronto e sperimentazione: la nascita, l’infanzia, l’autonomia, la separazione, la forza, l’aggressività, l’adolescenza, la responsabilità, la paura, i sogni, la progettualità, la cura di sé, le sfide della propria esistenza… diventano tutti scenari da rappresentare in cui ciascuno dei partecipanti al laboratorio sperimenta se stesso. Gli strumenti sono tutti quelli proposti dall’arte espressiva sebbene non si richieda assolutamente di essere artisti! Il filo della narrazione segue i costrutti della mitologia che segna le tappe della crescita individuale in linee orientative che marcano l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta sulla base di necessità che non siamo abituati a riconoscere. Si muovono su bisogni condivisibili ma si soddisfano in maniera totalmente soggettiva. Il tempo di realizzazione di questo laboratorio vede un appuntamento mensile in gruppi di lavoro che ci costituiscono e si mantengono chiusi al fine di predisporre ambiti di esplorazione rassicuranti e protetti.
Con la presenza di ulteriore personale specializzato – mediatori ed avvocati – il Centro impegna le sue risorse nella psicologia della famiglia attraverso il sostegno ai momenti più delicati del fare sociale quali quelli della separazione e del divorzio o, comunque, quelli di un possibile cambiamento sul piano della relazione parentale. Quando la delicatezza della questione mette in moto il panorama giuridico della relazione con i figli o tra questi e i diversi attori chiamati in causa, l’accostamento a figure professionali specializzate può avere un grande valore. Ecco, allora, il setting specifico di incontro tra la famiglia e il Centro nelle figure del Mediatore e degli avvocati. Tra essi anche pedagogisti e psicologi che seguono – e riconoscono – le esigenze dei bambini e sostengono la famiglia al fine di limitare al minimo lo stress legato al cambiamento dei costrutti familiari in uso.

Tra gli ATELIER SPECIALISTICI predisposti dal Cerchio di Etain si ritrovano una serie di discipline che si affiancano al lavoro psicologico e pedagogico, individuale e di gruppo. Sono condotti da professionisti del settore e rimandano al bisogno di fornire a tutti coloro che intraprendono un percorso di crescita gli strumenti idonei a mettersi a confronto con se stessi.

Il proprio mondo soggettivo ha bisogno di cura e di delicatezza. Esso si riscopre attraverso quel concetto di “Corpo” che, al di là dell’essere organismo, si riveste di sensazioni, di bisogno, di storia, di relazioni che lo segnano, lo riconoscono, lo nominano. L’area di relazione con il Corpo si muove con quelle discipline e quei professionisti che intendono il contatto corporeo come un vero e proprio processo introspettivo in cui la persona ritrova un po’ di se stessa. Nel rispetto di questa necessità di cura e di contatto, il Cerchio si stringe attorno ad alcune discipline di lavoro sul corpo che rispondono al bisogno soggettivo. Tra esse: il Trattamento Ayurvedico Tradizionale, La Meditazione Zen, lo Shiatsu, lo Yoga, il Tai Ji Chuan, il Reiki, la Ginnastica Dolce, la DanzaTerapia, la Classe di Bioenergetica, la Musicoterapia… tutte queste discipline, modulate dall’approccio attento alla persona e ai suoi bisogni, costruiscono momenti individuali e collettivi di riscoperta di sé, di ascolto e di distensione, altrimenti ben più difficili. I professionisti che si muovono all’interno di queste discipline rispondono tutti ai fini e agli obiettivi del Centro Studi ExDucere: ristrutturare momenti piacevoli di confronto con se stessi e con il gruppo per ritrovare tutto il piacere della vita e della relazione con l’altro.
La tecnica dello Psicodramma nasce da una tradizione di ricerca psicologica e sociologica consapevole di come la realtà interiore che ciascuno di noi vive risponde a tutta una serie di “leggi” che la strutturano e la fanno funzionare. Mettere “in scena” uno psicodramma significa osservare da una angolazione nuova ed originale quanto accade all’interno delle nostre vite lasciando parlare attori e rappresentanti in una maniera tale da permetterci di raccontarci ed incontrarci. In essi ci si “ritrova”: tutto quanto accade sotto l’effigie di un gioco drammatico, di un luogo di parola mediato da tecniche ben precise ci mette in gioco nell’intento di scoprire parti di noi che “mal relazionano” con altre. Spesso ci fanno guardare a bisogni inascoltati, a desideri nascosti, altre volte a dinamiche sociali che non riconoscono accadimenti o storie appartenenti del nostro passato. Anche più recente. Di fatto, al passato che ci ha determinati siamo tutti un po’ legati. Consapevolmente o meno, ciascuna nostra storia soggettiva si intreccia agli “attori” fondamentali di questa mia narrazione, genitori, figli, fratelli o figure parentali, lontani o vicini che siano. Spesso, individuare la maniera che abbiamo adoperato per costruire queste relazioni ci porta immediatamente dentro quelle dinamiche che, ancora oggi, sono causa evidente di sofferenza. Allora, anche le Costellazioni familiari per come vengono strutturate ed adoperate in seno al progetto del Centro, si propongono come un interessante metodo per portare lo sguardo dentro possibili irretimenti relazionali, costrutti errati o inadeguati che, di fatto, determinano ancora la nostra modalità attuale di adattamento. I setting di Psicodramma o di Costellazioni familiari sono setting strutturati che abbisognano, come sempre, di colloqui conoscitivi e di incontri propedeutici alla loro partecipazione.
Le tre “C” di questo progetto muovono l’anima più relazionale del Centro. Esso aspira a costruire una modalità di relazione con l’altro e con la società che non dimentica ciò che può costituire esperienza, propositività, voglia di fare e di imparare. L’aspetto della Creatività desidera recuperare la manualità e la competenza nella relazione con i materiali artistici ed artigianali, partendo anche dal recupero di tutte quelle arti e tradizioni che rischiano l’oblio: l’artigianato creativo, l’arte pittorica, quella scultorea, il cucito e le sue tecniche più fini, la scrittura e l’arte narrativa, il teatro nelle sue svariate varianti, la cucina e l’arte della relazione dei cibi e degli alimenti, l’estetica nelle sue mille forme… La Cittadinanza apre a forme di cultura che recuperino il rapporto con l’uomo, tra uomini e uomini, con la terra, la natura, la città, la relazione con la parola, con la presenza dell’altro, con il mondo e le sue differenze. Essa propone una restituzione del soggetto alle esperienze all’aperto, alle escursioni, alle scoperte dei luoghi da conoscere, visite guidate, passeggiate, viaggi esperenziali ma anche a momenti di confronto mediati da giochi di società, laboratori, cene sociali ed eventi di ritrovo al fine di imparare a vivere la città in maniera responsabile, coerente ai propri desideri, rispettosi nelle differenze e nei bisogni dell’altro. La Comunicazione muove a progetti di ricerca che diffondano nuove modalità di parlare, di confrontarsi e di “studiare”. Si definisce attorno al progetto editoriale che porta il nome di “Il Filo di Es”, un periodico, edito dal Centro Studi Specialistici ExDucere, che parla di cultura, di psicologia e di tutte quelle discipline che hanno bisogno di esporsi a questa società attuale per contribuire alla diffusione di un pensiero critico, apolitico, scientifico e preciso per “muovere” cultura e libertà.
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