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Storia della Criminologia e della Psicologia Giuridica     (1/3)

Le origini della psicologia giuridica si riconducono agli inizi del secolo scorso. Il primo riferimento si deve a Enrico Ferri che fonda, nel 1911, la scuola di applicazione giuridico-criminale. Il presupposto più conosciuto di tale scuola è che dietro ogni delitto vi sia un uomo, una persona che è importante studiare per risalire alle cause. Accanto agli insegnamenti di diritto vengono infatti riconosciute discipline di area medica e sociale e tra i docenti appaiono autorevoli psicologici come Sante De Sanctis, Enrico Altavilla e Eugenio Florian. Con Ferri inizia quello che passò alla storia come “Positivismo criminologico”. Esso ha affermato la necessità di studiare l’uomo per conoscere le cause del suo comportamento e poter predisporre idonei programmi di rimozione.

A contrasto con l’orientamento del positivismo criminologico si poneva un’altra scuola di pensiero, la scuola classica di diritto penale che affermava che il crimine è un ente giuridico e non un ente di fatto, dunque il comportamento criminale non è tale per sé ma esclusivamente in riferimento ai presupposti di legge. La sua finalità resta legata al mantenimento della convivenza civile. In quest’ottica, chi rompe il patto sociale deve pagare per restituire alla società quanto le è stato tolto con il reato compiuto che va affrontato, dunque, nei termini del danno che produce. Tra i nomi più illustri di questo orientamento ricordiamo Francesco Carrara che sottolinea come l’attenzione deve restare fissa sul reato.

Evidentemente diversa è la concezione di pena rispetto al pensiero del positivismo criminologico: per esso la persona è determinata a compiere il reato da alcune condizioni. Intervenire su queste significa occuparsi dell’uomo. Dunque, la risposta al reato si configura in termini di cura e difesa sociale. Nella scuola classica si pone accento all’azione trasgressiva seguendo il criterio delle libertà: le pena diventa una sottrazione di libertà alla persona che, col reato, ha sottratto libertà ad un’altra persona nello specifico e alla società in generale.

Storicamente è possibile distinguere due principali ceppi delle origini: quello interno al positivismo e quello psicologico:
quello interno al positivismo muoveva dalla premessa di introdurre il pensiero scientifico nel diritto con la volontà di prendere la distanza dalla morale; questa premessa portò come conseguenza il vedere nelle intuizioni di Ferri ancoraggi troppo meccanicisti dell’agire umano, tanto che i positivisti finirono per sostenere una visione deterministica della genesi del fenomeno criminale e una netta demarcazione tra individui criminali e non;
quello psicologico nasceva dall’intento di vedere nella psicologia una scienza in grado di demarcare il vero dal falso. La psicologia sembrò in grado si fornire risposte nello studio del reato in rapporto al suo autore passando finalmente per metodi scientifici ma gli studi nei laboratori si rivelarono di scarso aiuto nell’attesa ricerca di strumenti di prova di verità.

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