Storia della Criminologia e della Psicologia Giuridica
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Le origini della psicologia giuridica si riconducono agli inizi del
secolo scorso. Il primo riferimento si deve a Enrico Ferri che
fonda, nel 1911, la scuola di applicazione giuridico-criminale. Il
presupposto più conosciuto di tale scuola è che dietro ogni delitto
vi sia un uomo, una persona che è importante studiare per risalire
alle cause. Accanto agli insegnamenti di diritto vengono infatti
riconosciute discipline di area medica e sociale e tra i docenti
appaiono autorevoli psicologici come Sante De Sanctis, Enrico
Altavilla e Eugenio Florian. Con Ferri inizia quello che passò alla
storia come “Positivismo criminologico”. Esso ha affermato la
necessità di studiare l’uomo per conoscere le cause del suo
comportamento e poter predisporre idonei programmi di rimozione.
A contrasto con l’orientamento del positivismo criminologico si
poneva un’altra scuola di pensiero, la scuola classica di diritto
penale che affermava che il crimine è un ente giuridico e non un
ente di fatto, dunque il comportamento criminale non è tale per sé
ma esclusivamente in riferimento ai presupposti di legge. La sua
finalità resta legata al mantenimento della convivenza civile. In
quest’ottica, chi rompe il patto sociale deve pagare per restituire
alla società quanto le è stato tolto con il reato compiuto che va
affrontato, dunque, nei termini del danno che produce. Tra i nomi
più illustri di questo orientamento ricordiamo Francesco Carrara che
sottolinea come l’attenzione deve restare fissa sul reato.
Evidentemente diversa è la concezione di pena rispetto al pensiero
del positivismo criminologico: per esso la persona è determinata a
compiere il reato da alcune condizioni. Intervenire su queste
significa occuparsi dell’uomo. Dunque, la risposta al reato si
configura in termini di cura e difesa sociale. Nella scuola classica
si pone accento all’azione trasgressiva seguendo il criterio delle
libertà: le pena diventa una sottrazione di libertà alla persona
che, col reato, ha sottratto libertà ad un’altra persona nello
specifico e alla società in generale.
Storicamente è possibile distinguere due principali ceppi delle
origini: quello interno al positivismo e quello psicologico:
quello interno al positivismo muoveva dalla premessa di introdurre
il pensiero scientifico nel diritto con la volontà di prendere la
distanza dalla morale; questa premessa portò come conseguenza il
vedere nelle intuizioni di Ferri ancoraggi troppo meccanicisti
dell’agire umano, tanto che i positivisti finirono per sostenere una
visione deterministica della genesi del fenomeno criminale e una
netta demarcazione tra individui criminali e non;
quello psicologico nasceva dall’intento di vedere nella psicologia
una scienza in grado di demarcare il vero dal falso. La psicologia
sembrò in grado si fornire risposte nello studio del reato in
rapporto al suo autore passando finalmente per metodi scientifici ma
gli studi nei laboratori si rivelarono di scarso aiuto nell’attesa
ricerca di strumenti di prova di verità.