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Articolo
Mediazione dei Conflitti

La mediazione relazionale si occupa della mediazione dei conflitti intesa come possibilità di promuovere l’elaborazione e la soluzione di problemi attraverso il confronto tra le parti coinvolte. La possibilità di confrontarsi con la dimensione del conflitto è strettamente connessa a fattori di natura culturale, di fatto la dimensione della legalità non è in grado di offrire tutte le possibili risposte a molteplici situazioni problematiche. Inoltre, la gestione del conflitto secondo il criterio della legalità assume una forma onnicomprensiva che mette in primo piano la figura del giudice ma non riconosce alcuna capacità decisionale in chi è portatore di conflitto. In un processo in cui le parti in contrasto intraprendono un percorso autonomo di gestione di un conflitto, il ricorso ad una figura esterna assume caratteristiche del tutto diverse rispetto al coinvolgimento del giudice. In questo caso, il terzo estraneo viene riconosciuto nella sua imparzialità perché nominato da entrambe le parti. Sulla base di questo potere, il mediatore ha il compito di facilitare lo scambio comunicativo: egli si colloca in mezzo alle parti assumendo il conflitto come elemento che paradossalmente unisce le parti. La soluzione del conflitto risulta connessa alla modalità con cui il conflitto stesso viene osservato, sentito e rielaborato.

L’intervento di mediazione in ambito penale può essere identificato come la forma più espressamente applicativa dei principi di giustizia riparativa. L’orientamento attuale sembra privilegiare lo sviluppo della mediazione per diversi motivi: l’opportunità che la decisione di ricorrere alla mediazione sia riservata alla autorità giudiziaria; il libero consenso delle parti; l’utilizzo di quanto avviene in mediazione nel rispetto della confidenzialità. L’obiettivo della mediazione coincide con la ricomposizione del conflitto tra vittima e reo, attraverso l’ausilio di un terzo soggetto che funzioni da facilitatore e gestore della comunicazione.

Nel nostro sistema di giustizia la mediazione può collocarsi in riferimento ad una serie di specifiche situazioni processuali ma è soprattutto l’istituto della sospensione del processo e della messa alla prova a esplicitare chiaramente la possibilità che l’autore del reato e vittima possano riconciliarsi. Certamente non è sempre facile e le probabilità di successo sono profondamente legate alle modalità attraverso le quali si procede alla scelta dei casi.

La sperimentazione della mediazione penale per gli adulti è un fenomeno recentissimo nel nostro paese. Obiettivo funzionale della nuova norma (decreto legislativo del giudice di pace del 28 agosto 2000 n. 274) è ridurre il numero dei processi e rendere più veloce la macchina del procedimento giudiziario, soprattutto in relazione alla microcriminalità. Importante innovazione introdotta dal decreto è la possibilità per la parte offesa di citare direttamente a giudizio la persona a cui viene attribuito il reato. Il Pm ha facoltà accertare la validità del ricorso o di riformulare l’imputazione. Il giudice di pace sarà allora costretto a realizzare un tentativo di riconciliazione assumendo un ruolo di mediatore mirato alla ricomposizione del conflitto.

La mediazione in ambito familiare rappresenta uno degli interventi potenzialmente realizzabili nelle situazioni in cui una coppia si trovi ad affrontare la separazione. La funzione del mediatore familiare è quella di assumere un ruolo di facilitatore della comunicazione parentale, sostenendo entrambi i genitori nel percorso che li condurrà a prendere tutte le decisioni inerenti la gestione relazionale del loro rapporto con i figli. Sul piano metodologico, questo percorso viene realizzato attraverso una vera e propria negoziazione della relazione. Oggetto dell’intervento di mediazione può essere ogni specifica questione pratica attinente ad esperti di natura economica e logistica. Una particolare forma di mediazione familiare è quella che vede operare, congiuntamente al mediatore, un esperto di diritto che possa sostenere la famiglia nella gestione degli ambiti economico-finanziari, tradizionalmente di competenza degli avvocati. Il setting di mediazione familiare può essere quindi identificato come lo spazio che accoglie e sostiene la famiglia; nello svolgere la funzione di mediazione si cerca di aiutare i genitori a riconoscere le proprie competenze e evitare un percorso legale conflittuale anche se, nel caso in cui venga raggiunto e firmato un accordo al di fuori della sede giudiziaria, questo dovrà sempre essere omologato dal giudice. Uno dei possibili esiti dell’intervento di mediazione familiare è l’affidamento congiunto.