PSICOMOTRICITA' FUNZIONALE
Basi Scientifiche
La radice scientifica della “psicomotricità funzionale” ci riporta
all’opera e alla scienza di Jean Le Boulch.
Avere un’impostazione “funzionale” significa stabilire una relazione
tra il fatto da spiegare, il movimento e la totalità della condotta.
Sappiamo che la condotta è orientata ed ha un significato. Ogni
analisi funzionale deve prolungarsi in una ricerca strutturale, la
sola capace di fornire spiegazioni causali.
Il dato immediato su cui verte il nostro studio è l’uomo in
movimento nella dialettica dei suoi rapporti con l’ambiente fisico
ed umano. L’atteggiamento, la postura o i movimenti stessi esprimono
ciò che la persona prova nel “qui ed ora”.
Il concetto di atteggiamento in psicologia si riferisce ad un modo
di reazione significante e non fortuito. In un certo senso, il
termine esprime una correlazione tra gli aspetti corporali e mentali
del comportamento. “Atteggiamento” indica una “maniera di tenere il
corpo”. I movimenti e gli atteggiamenti di una persona non sono
accidentali, né determinati dal caso, ma sono significanti e
collegati con le motivazioni fondamentali dell’organismo.
L’atteggiamento implica sul piano soggettivo una certa emozione che
esprime il modo in cui il soggetto vive la relazione con un oggetto
o con una persona. Sul piano oggettivo, esso si manifesta attraverso
reazioni corporali o verbali.
Due i dati essenziali per la comprensione dell’organizzazione
strutturale dell’essere:
unità del corpo funzionale e dello psichismo (struttura
psicosomatica);
esperienza vissuta dal corpo (modo di essere nel mondo).
La psicoanalisi assegna al corpo un ruolo essenziale nella risposta
comportamentale. Il “corpo proprio” è quello che porta i nostri
desideri, le nostre intenzionalità, i nostri valori. Per essa
occorre fare una sostanziale differenza tra realtà neurologica dello
schema corporeo e realtà psichica che è immagine del corpo. Due i
registri, dunque, quello fantasmatico del comportamento motorio
(inconscio) e quello del dominio cosciente dei movimenti.
Essenziale è la presa di coscienza del corpo, l’interiorizzazione
dell’immagine per l’accesso alla coscienza del sé.
La sola osservazione del corpo in movimento mette in evidenza
goffaggini, impacci, inibizioni, rigidezze, contrazioni di ogni tipo
che hanno spesso un valore rivelatore immediato delle difficoltà
della persona.
Ottenendo una migliore adeguazione tra corpo vissuto e corpo
rappresentato, l’equilibrio generale del comportamento ne viene
migliorato. Si deve fare appello all’interiorizzazione e alla presa
di coscienza: attraverso questi, il soggetto potrà analizzare gli
avvenimenti che osserva.
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