PSICOMOTRICITA' FUNZIONALE
Il Movimento come Modo D'Espressione
Lo studio delle condotte umane consiste nell’osservare l’uomo in
movimento nella dialettica dei rapporti con l’ambiente. Questo ci fa
entrare in rapporto con il corpo come “totalità primordiale”. Il
carattere “espressivo” del movimento riporta alla persona e non ad
un obiettivo esterno da raggiungere. Esprimendosi attraverso i
movimenti, la persona si rivela come soggetto in relazione con il
mondo.
Ma il movimento si svolge sotto lo sguardo altrui e riveste un
rapporto di significante e significato. Esso esiste solo in funzione
di un altro “essere espressivo” che l’accoglie e lo interpreta.
L’espressione non è, dunque, semplice manifestazione di sé, ma
diventa “espressione per altri”. Il corpo è ciò attraverso il quale
io appaio agli altri; esso è essenziale nella relazione in quanto
ogni manifestazione personale è sostenuta dal corpo.
Il movimento espressivo indica una soggettività.
Sappiamo che l’organismo tende a restare in equilibrio con
l’ambiente che vive. Sul piano sociale la ricerca di questo
equilibrio si realizza con l’incontro e lo scambio con l’altro.
Questo incontro si realizza con gesticolazioni, variazioni toniche;
solo successivamente si lascerà il posto ad una comunicazione che
vuole “significare” qualcosa. La gestualità diventa allora messaggio
e si orienta ad una intenzionalità cosciente.
I lavori che vertono sulla comunicazione e sull’espressione si
realizzano mediante un intermediario che è il corpo. Le reazioni
gestuali e mimiche rivelano un duplice equilibrio della persona:
equilibrio con il suo ambiente ed equilibrio interno. Il dialogo
oscilla tra due poli: la tendenza verso l’altro e la difesa verso
l’aggressione dell’altro.
La relazione con gli altri si esprime sul piano psicologico con
impressioni di simpatia o di antipatia; sul piano fisiologico con
modificazioni toniche. Tono e psichismo sono legati e rappresentano
due aspetti di una stessa funzione. Dunque, non vi è emozione senza
una espressione somatica tonica. L’espressione del corpo,
soprattutto le sue manifestazioni toniche, è la traduzione in un
altro registro delle reazioni emotive ed affettive profonde, consce
ed inconsce. Questo linguaggio tonico non è puramente spontaneo ma
obbedisce ad una sorta di criteri socio-culturali. Nel soggetto
equilibrato, che chiameremo disponibile, il controllo si limita ad
una sana censura. Ciò che contrasta con l’espressione autentica è da
una parte il ponderato, dall’altra l’artificioso, il ricercato.
L’individuo, tra l’altro, non deve adattarsi ad un solo ambiente;
egli deve rappresentare, al contrario, personaggi diversi. La
disinvoltura, la flessibilità e la coerenza esprimono nel soggetto
normale la capacità di accomodarsi senza perdere l’originalità della
sua personalità.
L’osservazione dei giochi mimici e gestuali permette di evidenziare
discordanze e conflitti interni.
Il “bisogno di esprimersi” è uno dei più importanti per l’essere
umano. La sua mancanza è fonte di disagio, di angoscia e può
condurre a disordini gravi del comportamento. Se l’ambiente non
fornisce occasioni di scambio, i meccanismi di difesa attiveranno
un’attività fantasmatica inconscia. Questa condurrà ad una tensione
muscolare importante che potrà “sfogarsi” attraverso modelli di
compensazione quali quello del gioco, dello sport o degli svaghi in
genere. La sublimazione rappresenta un meccanismo che permette di
deviare le energie aggressive verso obiettivi socialmente accettati
come le attività culturali, artistiche o scientifiche.
Kleinpaul ha classificato il movimento espressivo in tre categorie:
comunicazione senza intenzione di comunicare e senza scambio di idee
(semplice espressione di una soggettività);
comunicazione con intenzione di comunicare e senza scambi di idee
(gesti aventi valore di comunicazione espressiva, esprimenti
emozioni o sentimenti);
comunicazione con intenzione di comunicare e con scambio di idee
(gesti suscettibili al passaggio al livello del pensiero
rappresentativo).
L’evoluzione dell’espressione verbale verso un modo di comunicazione
sempre più astratto si ritrova paradossalmente al livello
dell’espressione gestuale e mimica. Alla base del mimo vi è
l’imitazione intenzionale delle espressioni spontanee della mimica
in vista di una comunicazione non verbale.
La gestualità, dunque, può essere analizzata oggettivamente nei suoi
rapporti con l’oggetto, e soggettivamente nelle sue manifestazioni
espressive. Due sono le prospettive che ne emergono: lo studio della
motricità espressiva ci porta verso le reazioni affettive ed emotive
(reazioni toniche e motorie); la motricità transitiva si esercita
sull’oggetto per modificarlo ed ha nell’efficacia la sua
caratteristica principale. Una efficacia che, comunque, si
conquista, in quanto all’inizio il sé e l’oggetto si confondono…
La componente tonico emozionale gioca un ruolo essenziale: il suo
squilibrio ritarda l’efficacia, l’apparizione della permanenza
dell’oggetto e altera la realtà del soggetto. Superato questo stadio
(e posto l’oggetto a distanza), l’aspetto affettivo e quello
transitorio restano intimamente legati per mezzo della motivazione
che è la forza a partire dalla quale si organizza la motricità
transitiva.
La motricità transitiva si potrà esercitare nel corso delle attività
pragmatiche come in quelle ludiche. Essa implica la regolazione
minuziosa della cooperazione dei differenti gruppi muscolari
permettendo un buon adattamento del movimento al fine preposto.
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