PSICOMOTRICITA' FUNZIONALE
Significato Biologico del Movimento
Nella psicologia della condotta, dapprima, il riflesso veniva preso
come un modello esplicativo del comportamento. Secondo questa
concezione, lo stimolo esterno era responsabile della reazione
organica; ma le diverse modalità di reazione di organismi diversi a
stimoli uguali ha fatto intendere l’importanza del fattore
motivazionale.
Il termine “motivazione” ci riporta al concetto di bisogno ed il
termine bisogno sottolinea il carattere biologico dell’attivazione
dell’organismo. Il bisogno si manifesta quando vi è un disequilibrio
tra l’organismo ed il suo ambiente; esso porta a compiere atti o a
ricercare qualcosa. L’istinto è una disposizione innata che
determina l’organismo e lo porta a reagire in una certa modalità in
rapporto all’oggetto. L’idea di istinto è stata preziosa per la
psicoanalisi: Freud la intende come una forza la cui esistenza si
rivela dietro tensioni rivolti ai bisogni dell’organismo. L’istinto
si manifesta attraverso i bisogni, le emozioni.
Dunque, la motivazione corrisponde alla fase iniziale della condotta
o alla fase della sua attivazione. E’ la forza che muove gli
organismi e che sostiene tutte le condotte.
Nell’uomo diverse reazioni motorie prendono il nome di “prassie”.
Esse non sono dei movimenti qualsiasi ma sistemi di movimenti
coordinati in funzione di un risultato o di una intenzione.
L’interpretazione funzionale ci spinge a distinguere ancora due
tipologie di movimenti:
- i movimenti non specifici, corrispondenti al “bisogno di
movimento” che si esprimono in una motricità gratuita;
- le condotte esploratrici che esprimono i bisogni di stimolazione e
d’informazione e mettono in gioco la motricità di tutto il corpo
implicando uno spostamento.
Molte reazioni motorie sembrano non avere scopo. Tra queste quelle
che accompagnano le emozioni: tamburellare con le dita, il tremore
di una persona in preda alla paura… o i movimenti parassiti delle
sindromi neurologiche: aggrottamenti, stringimenti di spalle,
calpestii… Se questi non possono essere posti in relazione con
obiettivi pragmatici, essi esprimono tuttavia un modo di essere
della personalità “in situazione”.
Il significato dei movimenti può, dunque, essere stimato in due
criteri:
- in funzione di obiettivi esterni (transitivo): attività di
orientamento ed investigazione sull’oggetto;
- in funzione del loro carattere espressivo.
A seconda della maggiore importanza dell’uno e dell’altro aspetto si
potrà parlare di movimento e di gesto. Il movimento è un termine
generale che esprime lo spostamento di tutto o di una parte del
corpo; il gesto esprime una realtà umana. A questo appartiene anche
la mimica.
L’atteggiamento indica la maniera di “tenere” il corpo. Esso, per
noi, è più di un equilibrio segmentale analizzabile meccanicamente;
è una manifestazione esteriormente osservabile che tradisce le
disposizioni del soggetto verso il suo ambiente. L’atteggiamento
rappresenta una forma di accomodamento motorio in cui l’aspetto
espressivo è dominante. Wallon ha mostrato che l’accomodamento
motorio avviene secondo due modalità: una rivolta verso il mondo
esterno (attività cinetica) e una che regola la tensione del muscolo
senza movimento (attività tonica). A riposo, o in una situazione di
attesa, predomina l’attività tonica; quando il soggetto è orientato
verso il mondo esterno, l’attività cinetica o clonica.
Il passaggio dall’atteggiamento al gesto è graduale e presenta la
sovrapposizione di due tipi di accomodamento: uno posturale o
tonico, l’altro cinetico.
Il tono, base dell’accomodamento posturale, è il ceppo comune delle
emozioni e degli atteggiamenti mentali..
[ Basi Scientifiche | Significato Biologico del
Movimento | Il Movimento come Modo D'Espressione |
Dal Corpo 'Oggetto' al Corpo 'Proprio' ]